VIVERE IL VANGELO: I Domenica d’Avvento

1-avv24.11.2016 – di Don ANTONIO INTERGUGLIELMI – Cappellano Rai – Saxa Rubra (Roma) – Direttore delle Confraternite di Roma

L’inizio del nuovo anno liturgico ci introduce nello spirito del tempo d’Avvento: il Vangelo parla della chiamata alla vigilanza, a vivere con sapienza la nostra vita.
Viviamo in un tempo che spesso ci impedisce di pensare, sempre di fretta, passando da un impegno all’altro, da una notizia all’altra, correre, correre…
Questa frenesia ci impedisce di pensare, di fermarsi a chiedersi: ma come sto vivendo la mia vita?
Il rischio è di farci questa domanda troppo tardi, quando non è più possibile stare con quella persona a cui volevi bene, di dimostrare di amare un genitore, di avere un figlio, oppure semplicemente godere la bellezza di una giornata di sole o di una passeggiata con un amico.
E allora, stiamo correndo tutto il giorno ma verso cosa…? Proiettati verso un domani che ci lascerà ancora scontenti…
Questo è l’uomo che vive per sé stesso, che non conosce Cristo; cerca sempre di scappare dal tempo progettandosi nel week end, nelle vacanze, la fretta lo aiuta a non pensare che il tempo passa e che sta vivendo alienato nel domani.
Questo Vangelo, questo tempo di Avvento, ci invita invece a fermarci, per poter riprendere la via del Signore.
Sappi che il Signore ti ascolterà e ti aiuterà se tu desideri veramente camminare nelle sue vie e non nelle tue. E quali sono le vie dell’uomo senza Dio? Le vie che portano a cercare soldi e ricchezza a costo della sopraffazione, della menzogna, della corruzione, e che creano così le guerre, le ingiustizie, la miseria.
C’è – ancora – un oggi in cui noi possiamo rientrare nella bellezza dei disegni di Dio.
Perché Dio ha fatto un’elezione su di noi, attraverso il Battesimo, prima che noi rispondessimo bene o male: ci ha promesso una vita felice, un cammino che ci fa pregustare la Gioia del Cielo, oggi, anche nelle nostre difficoltà, perché Gesù ci accompagna e ci consola.

VIVERE IL VANGELO: Festa di Cristo Re

12ac80b6fdda073e46f27e2999f2dbe7_xl17.11.2016 – di Don ANTONIO INTERGUGLIELMI – Cappellano Rai – Saxa Rubra (Roma) – Direttore delle Confraternite di Roma.

Un gesto d’Amore, riconoscere che nulla possiamo pretendere, né di nulla possiamo vantarci: quanto poco basta a Gesù perché Lui ci doni la Salvezza, ci porti nel suo Regno.
E’ quello che fa il Buon ladrone, come si dice comunemente “il primo Santo della storia”.
Saremo molto sorpresi quando arriveremo in Cielo: quante cose fatte con sforzo per sentirsimeno in colpa, quanti tentativi di perfezionarsi e non aver nulla di cui rimproverarsi, ci appariranno senza alcuna importanza, perché al centro c’eravamo sempre noi, il nostro perfezionismo, il sentirsi a posto e forse migliori degli altri…
Invece quell’atto d’amore gratuito, di cui ci saremo magari dimenticati, quel gesto di comprensione per quella persona che ci soffriva accanto, un atto di generosità sincera per quella famiglia senza soldi, una notte di lacrime per aver fatto del male, per aver tradito o ingannato…saranno quelle le cose per cui Cristo ci porterà con sé.
Disse una volta Santa Teresa di Calcutta: “Anche se scrivete solo una lettera per un cieco, o se vi sedete ad ascoltare una persona, o fate visita a qualcuno o gli portate un fiore, o gli lavate la biancheria o gli pulite casa: piccole cose, ma agli occhi di Dio tutto è grande”.
Non cerchiamo di essere perfetti, perché non lo saremo mai: cerchiamo di Amare.

VIVERE IL VANGELO: XXXIII Domenica del tempo ordinario

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10.11.2016 – di Don ANTONIO INTERGUGLIELMI – Cappellano Rai – Saxa Rubra (Roma) – Direttore delle Confraternite di Roma

Il Vangelo di questa domenica sembra rispondere ai pensieri che ci assalgono di fronte agli eventi tragici di questi ultimi mesi, che fanno pensare ad un avvicinarsi degli ultimi tempi. Ma quante volte nel corso dei secoli, dinanzi alle tante tragedie passate, l’uomo ha pensato a questo possibile avvicinarsi della fine?
In realtà è come se volessimo sfuggire dal vero messaggio che ci mandano eventi naturali così tragici: ci ricordano la nostra precarietà, la nostra provvisorietà, in fondo ci mettono dinanzi alla verità della vita.
C’è un aspetto fondamentale per il cristiano: il discernimento, saper leggere i fatti della propria vita, riconoscere in quello che ci accade una parola di Dio. Lo Spirito Santo “Vi insegnerà ogni cosa” ci ha detto Gesù.
Anche le persecuzioni se sei davvero discepolo di Cristo arriveranno, ci dice ancora il Vangelo: forse in famiglia, forse sul lavoro, magari da chi hai aiutato e a cui hai fatto del bene… Perché la vita per il cristiano è un combattimento per guadagnare il Cielo, non per passarsela bene e senza problemi qui.
Quindi non ci stupiamo quando arriverà la persecuzione. Non sarà necessario difendersi ma “Io vi darò Parola e Sapienza”, ci dice il Vangelo di questa domenica.
“Se hanno perseguitato me…” dice ancora Gesù Cristo. Lui ha ricevuto insulti e persecuzioni e alla fine è stato consegnato ai pagani. E’ stato torturato due volte. La prima nel carcere del sinedrio, dove le guardie gli sputarono in faccia, lo schiaffeggiarono e lo bastonarono, poi nel pretorio, dove i soldati romani lo spogliarono, gli misero addosso un manto scarlatto, intrecciarono una corona di spine e gliela posero sul capo.
Partecipare un po’ alle sofferenze di Cristo non vuol dire che Dio si è scordato di noi: anzi, è un onore perché avremo sempre Cristo al nostro fianco per difenderci, per consolarci nel profondo, nel farci coraggio.
Ecco perché il cristiano non teme nulla, se non uscire dalla Volontà di Dio.

VIVERE IL VANGELO: XXXII Domenica del tempo ordinario

saduceos03.11.2016 – di Don ANTONIO INTERGUGLIELMI – Cappellano Rai – Saxa Rubra (Roma) – Direttore delle Confraternite Romane.
Il Vangelo di questa domenica ci invita a interrogarci su quale sia l’orizzonte della nostra vita.
Possiamo vivere la nostra vita in maniera totalmente orizzontale, senza alcun rapporto con il Cielo, la vita eterna, e questo anche se siamo nella Chiesa. Ci preoccupiamo solo di starcene bene qui, di accumulare e di crearci un posticino caldo da difendere da tutto e da tutti. Un ideale privo di qualsiasi interiorità, in cui tutto deve essere al mio servizio. A cominciare dagli altri.
Senza questa dimensione celeste tutti avremo paura della morte e per questo cercheremo costantemente sicurezza nei soldi, nel lavoro, negli affetti: perché la paura della morte è quella che si prova nel “non essere amati”. Per questo devi cercare con tutto te stesso il prestigio, qualcosa per cui tu sia qualcuno, dove tu possa essere “amato”.
Questo uomo non ha trovato la cosa più importante, l’unica che conta: l’Amore di Dio per lui, manifestato in Cristo Gesù. Perché Dio è innamorato di te, di noi. Dio è amore.
Magari scoprissimo questo Amore! Smetteremmo come i Sadducei di farci inutili domande, di cercare nella fede una legge, di stare nelle regole…tutte cose che nulla hanno a che fare con il dono di Cristo: il Cielo.
Chiedi piuttosto lo Spirito Santo, chiedi di trovare l’amore di Dio, ascolta la Sua Parola e allora incomincerai ad essere capace, quasi senza sforzo, di compiere la Volontà di Dio.
Ecco perché seguire Cristo è seguire il Dio dei vivi: vivi oggi, perché capaci di Amare come Lui, di far così presente la Vita Eterna perché ne portiamo già la caparra nello Spirito che Cristo ci dona ogni giorno.